ansia nei bambini 03 Apr 2020

 Dott. Corrado Randazzo

Psicologia / Società

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L’ansia nei bambini
Come si gestisce l’ansia nei bambini?
Probabilmente non è possibile in generale gestire qualcosa se non prima la si comprende. Ne è un esempio il Coronavirus. Forse non riusciremo mai a gestirlo senza averlo conosciuto a fondo, compreso le sue origini, il suo sviluppo, le condizioni per cui prolifera ecc. Allo stesso modo sembra plausibile pensare che la gestione dell’ansia abbia a che fare con la comprensione del suo significato. Il primo passo da fare per ridurne lo stato angoscioso dovrebbe essere pertanto la scoperta  di una logica interna apparentemente non visibile, soprattutto per chi ne soffre. Vai all’articolo “L’ansia nei bambini”
Paure evase 23 Mar 2020

 Dott. Corrado Randazzo

Psicologia / Società

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Paure evase
Paure evase – L’unica cosa certa sembra essere l’esserci trovati improvvisamente in un momento in cui non abbiamo risposte, l’essere precipitati in uno momento che diventerà storico per incertezza ed imprevedibilità. Tutto questo accade proprio nel momento in cui i progressi digitali ci mettevano in condizioni di coltivare l’illusione di poter avere il controllo su tutto. Vai all’articolo “Paure evase”
29 Giu 2019

 Dott.ssa Ilenia Campione

Disturbi del linguaggio

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Sviluppo tipico del linguaggio e campanelli d’allarme
Il linguaggio è il mezzo elettivo della comunicazione umana. L’apprendimento del linguaggio dipende dall’azione combinata di meccanismi innati che predispongono i bambini a questo compito e dall’ambiente in grado di fornire modelli adeguati e frequenti opportunità di pratica. L’apprendimento di una lingua è il compito più difficile ma al contempo è una cosa spontanea perché il bambino fin dalla vita intrauterina è immerso in un ambiente di suoni dei quali naturalmente fa parte anche la sua futura lingua. Una volta nato il bambino usa tutti i suoi sensi per raccogliere informazioni riguardo al mondo che lo circonda. Vai all’articolo “Sviluppo tipico del linguaggio e campanelli d’allarme”
Quando occorre rivolgersi al logopedista? 28 Giu 2019

 Dott.ssa Ilenia Campione

Disturbi del linguaggio

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Quando occorre rivolgersi al logopedista?
Sempre più spesso si sente parlare di logopedia e molto dipende dal fatto che la nostra è una società che sta cambiando. I bambini di oggi sono esposti prima all’ambiente sociale e in questo contesto una difficoltà del linguaggio viene notata con maggiore facilità  rispetto al passato. Dal punto di vista del linguaggio spesso non c’è una buona informazione, gli stessi specialisti tendono a sottovalutare la questione rimandando quanto più possibile un intervento logopedico. Il logopedista interviene nell’apprendimento del linguaggio, a partire dai primi suoni prodotti, dalla lallazione, alle prime parole, fino all’ampliamento della frase, passando per la lettura, la scrittura, la deglutizione, e molto altro. Vai all’articolo “Quando occorre rivolgersi al logopedista?”
05 Mag 2019

 Dott. Corrado Randazzo

Psicoanalisi

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Il ruolo del padre nelle nostre famiglie
Nell’antichità e fino alla metà del ventesimo secolo, il ruolo del padre era considerato essenzialmente un ruolo normativo, un esercizio indiscusso di autorità, mediato dalla figura materna, che faceva da tramite. La presenza del padre nella vita dei figli, almeno fino a quando questi non diventavano adulti e si inserivano nella società, era marginale e la sua effettiva presenza  era scarsa. Proveniamo in buona sostanza da una idea arcaica e ancestrale di famiglia in cui le figure genitoriali sembravano avere ruoli molto differenti tra loro. Alla figura materna era attribuita la cura dei figli e del nido, mentre alla figura paterna veniva dato il ruolo di lavoratore, inteso come colui che provvede a procacciare il cibo per la famiglia. Vai all’articolo “Il ruolo del padre nelle nostre famiglie”
genitorialità adottiva 05 Apr 2019

 Dott.ssa Diletta La Torre

Psicoanalisi / Società

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Desideri e bisogni nella genitorialità adottiva

Dall’incontro “Parliamone con” del 24 novembre 2018 a Messina

Nel mio titolo tutte le parole si possono considerare parole chiave, quindi spero di non annoiarvi con il mio invito a porre attenzione alle parole. La genitorialità adottiva come l’essere figli adottivi comporta una complessità sia sul piano psicologico-esistenziale che sul piano giuridico, burocratico e sociale. Con tale complessità sono venuta a contatto in vari modi nella mia professione psicoanalitica, più direttamente nella mia esperienza con l’associazione GSD, negli incontri come questo e soprattutto nei gruppi di mutuo aiuto di genitori adottivi, esperienza molto ricca e contraddittoria in cui è emersa tutta la complessità cui ho accennato. Vai all’articolo “Desideri e bisogni nella genitorialità adottiva”
02 Mar 2019

 Dott.ssa Donatella Lisciotto

Psicologia

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L’adolescente e i suoi genitori
Non vorrei parlare di adolescenza come farebbe un tecnico, piuttosto mi sforzerò di pensare ai limiti dell’adulto, quelli che lo allontanano dalla comprensione del meccanismo dell’adolescente, un meccanismo che si è archiviato una volta “cresciuti”, fino a dimenticarcene il linguaggio e le regole. Spesso, infatti, la difficoltà che si incontra con l’adolescente è data dal fatto che ci troviamo ad un altro livello, lontanissimi da lui, dalla visione che ha del mondo, dalle sue paure e dalle sue passioni e, per di più, imprigionati nel ruolo di educatori, non sappiamo ascoltarlo. Per non essere un problema per il ragazzo, l’adolescenza, innanzitutto, non dev’essere un problema per il genitore. La richiesta che proviene dai genitori di comprendere il figlio divenuto adolescente è, allora, l’esigenza di comprendere, piuttosto, le proprie difficoltà nel rapporto con lui. Vai all’articolo “L’adolescente e i suoi genitori”
famiglia adottiva 13 Feb 2019

 Dott.ssa Donatella Lisciotto

Società

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Origine e narrazione nella costruzione della famiglia adottiva
Quando tu stavi seduta laggiù (…) io dicevo: “Se Ella (…) mi pensa io sono vivo per lei”. Ora che tu sei morta, io non dico che non sei più viva per me (…) ma vedi? E’ questo, che io, ora, non sono più vivo, e non sarò più vivo per te mai più!” (Pirandello)
Voglio iniziare questo articolo con le toccanti parole che Pirandello rivolge alla madre morta, perché esemplificano efficacemente quello che s’intende per Origine non già come luogo geografico di provenienza, (la terra in cui si è nati), piuttosto Origine come luogo mentale, stato psichico primario. Questi, al contrario della provenienza territoriale che è suscettibile di trasferimenti, cambiamenti, migrazioni, è il punto d’inizio dal quale si incomincia a percepire l’essere nel mondo e che racchiude la storicità dell’individuo. Vai all’articolo “Origine e narrazione nella costruzione della famiglia adottiva”
07 Gen 2019

 Dott.ssa Martina Cannuni

Medicina riabilitativa

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Cos’è la neuropsicomotricità e quando è indicata
Cos’è la neuropsicomotricità? 
La neuropsicomotricità è una branca della medicina riabilitativa che si occupa della prevenzione, della terapia e della riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili che comprendono la fascia di età che va da 0 mesi e 18 anni. Tale disciplina prende in considerazione il bambino nella sua globalità con l’obiettivo di supportare tutti i processi evolutivi permettendo l’integrazione di componenti motorie, funzionali, affettivi, relazionali e cognitivi che determinano la percezione sana del proprio sé. Vai all’articolo “Cos’è la neuropsicomotricità e quando è indicata”
12 Ago 2018

 Dott.ssa Monica Di Stefano

Neuropsichiatria

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Le paralisi cerebrali infantili: definizione, tecniche neuroriabilitative e terapie alternative
Introduzione
Le paralisi cerebrali infantili (PCI) sono un gruppo di disturbi permanenti dello sviluppo del movimento e della postura, che causano una limitazione delle attività, attribuibili ad un danno permanente (non progressivo) verificatosi nell’encefalo nel corso dello sviluppo cerebrale del feto, del neonato o del lattante. Le manifestazioni principali delle paralisi cerebrali infantili consistono in disturbi motori che sono spesso accompagnati da disturbi sensitivi, sensoriali, percettivi, cognitivi, comunicativi, comportamentali, epilessia e da problemi muscoloscheletrici secondari (Rosenbaum et al., 2006). Le PCI sono dunque condizioni determinate da alterazioni del sistema nervoso centrale per cause pre, peri o post-natali, che intervengono sull’encefalo prima che  se ne completi la crescita e lo sviluppo; le forme di PCI sono quindi estremamente eterogenee in termini di eziologia, tipo e gravità del disturbo stesso (Bax et al., 2005; Mutch et al., 1992; Bax 1964). Le manifestazioni delle paralisi cerebrali infantili non sono da considerarsi “stabili”, nel senso che esse variano in base alla sede ed estensione del danno e possono modificarsi grazie al trattamento riabilitativo (soprattutto se precoce), in considerazione dei processi di plasticità cerebrale. Vai all’articolo “Le paralisi cerebrali infantili: definizione, tecniche neuroriabilitative e terapie alternative”
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