29 Giu 2019

Dott.ssa Ilenia Campione

Disturbi del linguaggio

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Il linguaggio è il mezzo elettivo della comunicazione umana.
L’apprendimento del linguaggio dipende dall’azione combinata di meccanismi innati che predispongono i bambini a questo compito e dall’ambiente in grado di fornire modelli adeguati e frequenti opportunità di pratica.

L’apprendimento di una lingua è il compito più difficile ma al contempo è una cosa spontanea perché il bambino fin dalla vita intrauterina è immerso in un ambiente di suoni dei quali naturalmente fa parte anche la sua futura lingua. Una volta nato il bambino usa tutti i suoi sensi per raccogliere informazioni riguardo al mondo che lo circonda.

Sviluppo tipico del linguaggioIl linguaggio si struttura nei tempi e nei modi adeguati quando i centri cerebrali, gli organi fonatori e l’udito non presentano alterazioni, e quando l’ambiente che circonda il bambino è adeguatamente ricco di stimoli affettivi, sonori e verbali.

Il tempo nel quale si realizza lo sviluppo del linguaggio è abbastanza limitato: i primi 5-6 anni rappresentano il limite minimo, 10-12 anni quello massimo; oltre tale periodo l’apprendimento risulta sempre più difficile perché il cervello umano non ha più la possibilità di realizzare la funzione linguistica.

Vi è comunque un periodo critico in cui il linguaggio viene appreso spontaneamente, trascorso il quale si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti solo attraverso una particolare rieducazione, purché non si superi il limite massimo di età.

Le fasi dello sviluppo del linguaggio sono universali ma l’età e il ritmo con cui viene raggiunta ogni fase dello sviluppo varia notevolmente da bambino a bambino.

Molti genitori si preoccupano se il proprio figlio parla meno degli altri bambini e spesso cominciano a fare i paragoni con fratelli, nipoti e amici; non dobbiamo però dimenticare che ogni bambino ha i suoi tempi e se conosciamo bene le diverse fasi dello sviluppo linguistico saremo in grado di identificare quali sono i segni per intervenire precocemente se il bambino presenta delle difficoltà.

Lo sviluppo del linguaggio inizia prima della nascita, infatti già il feto comincia a sentire i suoni provenienti dall’esterno, i neonati riconoscono la voce della madre e sviluppano una particolare predilezione per le voci femminili. Il primo anno di vita è fondamentale, è propedeutico, è l’anno di preparazione in quanto il bambino sembra non parlare ma acquisisce, si esercita, si allena.

Sviluppo cognitivo e comunicativo vanno di pari passo.

La prima forma di comunicazione  è quella che prende il nome di dialogo tonico, questa si sviluppa tra madre e figlio dai primi momenti, la madre anche se il bambino non parla capisce quello che figlio vuole o almeno crede sia così. L’interpretazione giusta o sbagliata che sia, è una forma di comunicazione per il bambino.

Nel primo mese di vita il bambino usa gli organi fonoarticolatori e senza emettere veri e propri suoni, si esprime principalmente con:

– pianto per indicare fame, sete, sonno, bisogni;
– gridolii (da integrare allo sguardo) per manifestare benessere o malessere.

Il bambino distingue suoni con caratteristiche acustiche diverse prodotti da parlanti diversi e sembra interessato ai volti, guarda chi ha davanti.

Sviluppo tipico del linguaggio e campanelli d’allarme

Sviluppo tipico del linguaggio

CAMPANELLI D’ALLARME Il bambino non reagisce ai rumori; assenza di vocalità, di pianto e di contatto oculare.

Nel primo trimestre i suoni prodotti diventano più simili a quelli linguistici perché il bambino muove meglio la bocca e la gola.
Il bambino sorride, reagisce alla voce di mamma e papà, emette dei versetti.
Il bambino impara ad ascoltare, comincia a imitare e ad integrare suono e sguardo perché cerca orientando la testa la “sorgente”, inizia quello che viene definito feedback acustico il bambino prova piacere nell’ascoltarsi, ciò pone le basi per quello che è il fenomeno della lallazione.

Tra i quattro e i sei mesi comincia a riconoscere i suoni della lingua e li identifica meglio, cominciano i vocalizzi.

Comincia la lallazione, il bambino produce sillabe ripetute con la stessa consonante (lallazione canonica – ripetizione reiterata della stessa consonante con la stessa vocale; es: papapa…, mamama…, dadada…, ecc. );  i momenti di lallazione possono essere anche prolungati 20 – 30 minuti.
Gli scambi vocalici con l’adulto sono indispensabili perché il bambino impari a rispettare l’alternanza dei turni, su cui si basa la capacità di dialogo e la conversazione.

Interessanti relazioni legano lo sviluppo gestuale a quello vocale.


CAMPANELLI D’ALLARME È preoccupante se il bambino non reagisce ai rumori e alle voci e non vi è alcuna vocalità.

Tra i nove e i 12 mesi maturano le abilità motorie e articolatorie grazie anche a nuove esperienze alimentari (svezzamento e introduzione di cibi solidi), il bambino produce sillabe ripetute con consonanti diverse lallazione variata (es: pataca, banala, ecc.)
Comincia la comunicazione verbale intenzionale compaiono i gesti sociali e il bambino comincia a comprendere il linguaggio contestuale.

Alla fine del primo anno di vita i bambini sia a livello gestuale che vocale manifestano due intenzioni comunicative:

  • la richiesta, soprattutto quella ritualizzata (ad esempio il bambino si tende verso un oggetto, apre chiude il palmo della mano e contemporaneamente guarda verso l’adulto).
  • la denominazione viene espressa attraverso:  il mostrare (ad esempio il bambino tende l’oggetto per attirare l’attenzione); il dare (il bambino lascia andare l’oggetto nelle mani dell’adulto); l’ indicare (il bambino punta il dito, guarda alternando oggetto – adulto).
    Questo tipo di gesti prende il nome di gesti comunicativi intenzionali deittici, questi sono strettamente contestualizzati (es: il bambino fa ciao per salutare papà che esce, apre la bocca perché mamma lo imbocca).

CAMPANELLI D’ALLARME Manca la lallazione o è molto scarsa; mancano i gesti; il bambino non rispondi a tentativi di gioco o scambi comunicativi con l’adulto.

A 12 mesi il bambino usa il linguaggio in modo intenzionale per chiedere o per condividere un interesse, compaiono altri gesti chiamati gesti comunicativi referenziali, sono gesti decontestualizzati e nascono all’interno di situazioni di routines con l’adulto che poi si distaccano da esse e sono usati per comunicare (es: il bambino fa ciao per indicare che vuole uscire o perché papà non c’è oppure apre la bocca perché vuole far capire alla mamma che ha fame).

Il bambino articola prima i suoni nasali e occlusivi e inizia a produrre le prime parole da 0 a 10.


CAMPANELLI D’ALLARME Mancata lallazione.

Dai 12 ai 18 mesi avviene l’ampliamento del vocabolario (periodo del lessico emergente) il bambino comincia a dire e ripetere parole e non parole della propria lingua, da 10 a 100 parole. Il bambino produce dei gesti e impara che questi possono vivere autonomamente rispetto alle sue azioni e quelle dell’adulto, c’è equilibrio tra gesti e parole. A questa età il bambino è in grado di eseguire semplici istruzioni.


CAMPANELLI D’ALLARME Assenza di gesti, di contatto oculare; il bambino non indica;  perdita delle capacità già acquisite; se il bambino a 18 mesi produce meno di 15 parole.

A circa 18 mesi i bambini hanno scoperto che le cose, le persone, gli eventi si possono nominare e hanno imparato a comunicare per mezzo di simboli gestuali e verbali, privilegiano un interlocutore e il processo di acquisizione di nuove parole è graduale.
In questa fase non c’è più equilibrio tra parole e gesti, questi ultimi subiscono un arresto.
C’è un aumento delle parole predicative o relazionali (verbi) questo è dovuto a una maturazione delle abilità cognitive e alla capacità di decontestualizzazione, se prima a 12 18 mesi la parola “nonna” serviva a indicare la persona, ora serve anche per indicare gli oggetti che le appartengono. Questo periodo è definito olofrasistico o della parola frase, infatti il bambino usa una parola per indicare il significato di un’intera frase.
Vi è un ampliamento del vocabolario le parole sono circa 80-130 i bambini aumentano i tentativi di imitare e ripetere le parole che sentono, comprendono più di 200 parole.


CAMPANELLI D’ALLARME Il bambino non comprende il linguaggio; non esegue delle richieste semplici come ad es. prendi la palla, apri la porta.

Nonostante lo sviluppo del linguaggio sia diverso da bambino a bambino se il bambino a 18 mesi non produce alcuna parola è bene rivolgersi a uno specialista (neuropsichiatra infantile, logopedista).

Tra i 20 e i 24 mesi il bambino ha un’esplosione lessicale, comincia a combinare più parole formando prime frasi, comincia ad utilizzare le parole sociali come “ciao, grazie, guarda”.

Tra i 24 e i 30 mesi le parole prodotte sono ormai moltissime, compaiono le frasi semplici soggetto-verbo,  il bambino comincia a chiedere il nome delle cose, compaiono le frasi soggetto-verbo-oggetto, cominciano a scomparire le onomatopee che si sostituiscono definitivamente con le parole.


CAMPANELLI DI ALLARME Il bambino produce meno di 50 parole oppure ne produce più di 50 ma non combina almeno due parole tra di loro (late talkers).

Tra i 30 e i 36 mesi le frasi diventano più complete, il bambino pronuncia bene la maggior parte dei suoni della lingua italiana, fricativi e affricati (F, S, V, CI e GI), può comparire il suono R.

Tra i 3 e i 5 anni  il vocabolario si espande ulteriormente, i bambini possono raccontare una breve storia, il linguaggio diventa comprensibile anche agli estranei, dovrebbe saper contare fino a 10 e conoscere la sua età, capire concetti relativi al tempo.


CAMPANELLI DI ALLARME Vocabolario povero, non comprende ordini più complessi, gli estranei non capiscono ciò che dice , non utilizza frasi con più di tre elementi.

A sei anni il bambino dovrebbe già comprendere ciò che gli viene detto, avrà già iniziato la scuola che gli permetterà di imparare nuove parole, iniziare a leggere e scrivere, il linguaggio deve essere totalmente comprensibile.

Sebbene ogni bambino sviluppi le abilità di linguaggio in maniera differente ci sono alcune tappe generali che possono fungere da indicatori che il linguaggio sta sviluppando normalmente. È doveroso sottolineare però che queste fasi variano da bambino a bambino soprattutto fino ai 24 mesi, poi la variabilità tende a ridursi e i livelli tendono a equivalersi.

La variabilità in queste tappe non indica quindi necessariamente la presenza di un problema, ma laddove si riscontri un’alterazione di queste tappe è bene rivolgersi a uno specialista.

Dott.ssa Ilenia Campione

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