L’importanza del corpo dei genitori 14 Ago 2022

Dott. Corrado Randazzo

Psicologia

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Nessuna esperienza al mondo è descrivibile se non a partire da un “corpo”, quell’involucro che la contiene. Questo può essere una qualsivoglia cosa oppure una parola, perché anche le parole hanno un corpo e un peso.

Ogni cosa può essere trasmessa da una parte all’altra nelle relazioni solo attraverso un contenitore. Questo contenitore, il corpo dell’oggetto, è imprescindibile nelle relazioni e rappresenta il primo elemento ad essere percepito.

Da qui in poi, se ci si arriva e si si ha pazienza di saper aspettare (nota 1), ed a partire da questo si potrà allora parlare del contenuto o dei contenuti, e quindi di ciò che il corpo rappresenta, cosa ha da dire.

Ovviamente la relazione non si esaurisce nel corpo, tutti sappiamo bene che gli stati d’animo si comunicano soprattutto attraverso una forma di comunicazione implicita, non verbale, lo dimostrano i rapporti umani e lo dimostra ad esempio la relazione Psicoanalitica tra analista e paziente, ma in questo momento vorrei prendere in esame l’importanza del corpo nella relazione e la sua imprescindibilita’ nei processi di identificazione.

Tornando al concetto di involucro diciamo che un buon vino non può essere bevuto se non si trova una bottiglia, una qualsivoglia casa non può essere presa se non dopo averla vista da lontano, due persone non possono incontrarsi se non dopo essersi descritte a vicenda.

Il paradosso sta nel fatto che il corpo, intendo adesso l’immagine corporea, non corrisponde esattamente ne’ può esprimere mai fedelmente il suo contenuto.

La bottiglia di vino non sarà mai in grado di descriverne il sapore; l’immagine esterna di una casa non ci dirà mai se sarà comoda o accogliente, se ci sentiremo a nostro agio dentro di essa; la descrizione che ogni persona farà di se non corrisponderà mai a come la persona realmente è… (nota 2)

Ma un corpo serve per essere visti, per incontrarci, per entrare in relazione con il mondo fisico.
La nascita richiede un corpo per poter essere “concepita”: il corpo della madre prima, il corpo del bambino poi ed il corpo del genitore come sostegno, ponte per continuare nel processo di crescita.

I corpi sono forme che contengono, delimitano, definiscono il pensiero. Tuttavia affinché non diventi una prigione, il corpo deve essere in grado di trasformarsi, evolversi, mutare e deve saper cedere, tollerare la propria fallibilità.

Il figlio sceglierà il corpo del genitore per dare forma ai propri pensieri. Il figlio cercherà di espandersi, di crescere e di diventare grande e forte cercando di invadere ed incarnare il genitore se non altro perché lo vede (percettivamente) più grande e vorrebbe assumerne la forza (“pulsione cannibalica di appropriazione” S. Freud).

Questa sete di crescita e di forza, questa incessante ricerca di vicinanza, di incarnazione nel corpo dei genitori, che i figli mostrano in infanzia e che gli psicoanalisti chiamano identificazione (continui tentativi di…) che ha valore strutturante per la personalità dei figli non deve tuttavia rischiare di imprigionare.

Genitori e figli sono chiamati al duro compito di separarsi per evitare che i figli rimangano imprigionati nel corpo del genitore. In questo caso con l’espressione corpo mi riferisco alle idee che i genitori conservano per i figli. Forse sarebbe meglio definirle come “i desideri dei genitori proiettati sul figlio”. Si, perché a volte i genitori non riescono bene a distinguere i propri desideri dai desideri dei figli, e c’è molta differenza.

Il momento di lasciasi più o meno giunge quando il genitore smetterà di crescere e non sarà più così abile nel trasformarsi, nel mutare aspetto, nel crescere e diventare più forte a sua volta, quando i desideri dei figli diventano così grandi per i genitori che adesso inizieranno a sembrare più piccoli ed a loro sembreranno irrealizzabili.

Un po’ perché non ce ne sarebbe bisogno: “che vai a fare da Mac donald’s , apri il frigo e fatti un panino!” oppure “che senso ha spendere tutti quei soldi per una vacanza con gli amici?! Abbiamo preso casa al mare apposta quest’anno!”; un po’ perché troppo stanchi, meno affamati e non più arrabbiati col loro di padre, che forse hanno ormai perdonato.

È il tempo della ribellione adolescenziale, il tempo in cui il figlio esce dal corpo del genitore, rinunciando all’identificazione con esso ed infrangendo le barriere di quel corpo, che adesso è la stanzetta, in cui non si riconosce più.
Ma il genitore è sempre disposto a fare la fine del serpente? A fare la muta lasciando che la propria pelle si laceri per lasciar crescere liberamente nuove parti di se’? E se queste parti fossero figli che diventano adulti?

Ciò che vorrei sottolineare è il fatto che corpo del genitore è un luogo ma psichico a tutti gli effetti, necessario ai figli, che deve essere “abitato” dal figlio per poi essere abbandonato perché troppo vecchio e non più agile e reattivo per le emergenti ed incontenibili pulsioni di vita.

Il corpo del genitore è come una impalcatura, un busto che tiene in piedi che deve essere stabile e sicuro ma non rigido ed infrangibile.
Il figlio deve sentire di potersi affidare ad un oggetto che ha un che di logico e coerente ma che allo stesso tempo non ha lo scopo di inculcare quella logica e quella coerenza nel corpo del figlio.

Questo concetto non può essere espresso meglio se non traverso le parole di Winnicott: “l’oggetto, per il bambino, deve trovarsi lì, in attesa di essere creato…”.
Qui lo psicoanalista e pediatra inglese esprime il senso di libertà e di contenimento allo stesso tempo che una funzione genitoriale sufficientemente buona dovrebbe svolgere.

  • La forza dell’arte genitoriale è rivolta quasi totalmente alla presenza. In essa percepiamo l’elemento di stabilità e aggiungerei anche di durezza e se volgiamo esagerare anche di cauta rigidità.

 

(Con questo termine intendo esprimere i valori culturali che il genitore, o meglio sarebbe dire la famiglia, non sono disposti a cambiare, le tradizioni, le abitudini, quei gesti apparentemente inutili ma rappresentativi che contraddistinguono gli elementi di una famiglia lungo le generazioni che li hanno preceduti… “mio nonno faceva sempre così…”).

  • L’apertura, quasi una debolezza da vivere senza paura, riguarda invece la scelta del figlio. All’interno di una relazione in cui il genitore è presente, vigile, Winnicott dice “lasciate che sia il bambino a scegliere come giocare..” (il gioco libero W) nota 3

 

Scrollarsi di dosso il corpo del genitore, intendendo con questo le sue, dei genitori, abitudini, i loro gusti, il loro senso della logica e della morale, i valori genitoriali, quel che è più giusto, è la sfida adolescenziale.
Dopo la nascita probabilmente una delle esperienze separative più dolorose del ciclo di vita.
Dopo la nascita è probabilmente una delle esperienze separative più dolorose del ciclo di vita.

In conclusione dico che l’augurio per le nuove generazioni è che i figli possano continuare nel processo di identificazione col genitore che rappresenta un momento strutturante e necessario per la crescita, e che allo stesso tempo, all’interno di una relazione genitoriale sufficientemente buona, identificarsi possa guidare il figlio e rappresentare opportunità senza mai imprigionarlo bensì liberandolo.

Molto cambia e si trasforma durante il ciclo di vita ma se posso dire la mia penso che non si tratti mai di cambiamenti radicali e che mai avvengono separazioni definitive. Molto rimane nella memoria implicita, nel funzionamento inconscio e nel corpo.
L’esperienza permea la persona durante il corso della vita…

Molto dei genitori rimane nei figli…

Un ragazzo che ho seguito a lungo all’interno di un percorso di analisi personale, contraddistinto dal sentimento di essere sempre stato diverso dal padre quasi l’opposto, all’indomani di una visita alla tomba del padre, salite tre rampe di scale, incrociando finalmente la sua foto si mette in posizione eretta forse anche incurvandosi all’indietro a sgranchirsi la schiena, con le mani ai fianchi. Prende fiato ed espira con un movimento rapido soffiando all’infuori. Resta fermo in quella posizione mai assunta come per non lasciarla andare e approfittando del riflesso del vetro di una finestra rivede ancora per una volta il corpo del padre.


Nota 1
Uso l’espressione “se ci si arriva” sarcasticamente per sottolineare che attualmente assistiamo ad un escalation progressiva che proclama il primato del contenitore sul contenuto. Il primato del corpo rispetto a ciò che rappresenta, ciò che cerca di dire, il primato della concretezza matematica sul pensiero filosofico.
La crisi dei valori di cui tanto spesso si parla rappresenta la crisi dei contenuti. Il primato del corpo vuoto. Il primato dell’estetica sul valore. Il primato del selfie sui veri rapporti esistenti, se ci sono, tra gli amici riuniti in quel selfie.

Nota 2
Anzi sembra essere spesso il contrario.. il corpo, ed in questo senso mi riferisco al corpo dell’esperienza e quindi alle azioni, sembra essere frutto di quei fenomeni che nell’ambito fisiologico vengono definiti col nome di iper-compensazione. La scena per intenderci scaturisce da un bisogno e pertanto dall’esperienza diametralmente opposta.

Nota 3
Con Winnicott nasce la tecnica del gioco libero nelle sedute di psicoterapia Psicoanalitiche infantili. All’interno di uno spazio si uro e ben definito, il bambino è libero di rappresentare il mondo, per come lo vede, e di collocare le proprie paure. Questa volta è la stanza di analisi (in sedute ad orientamento Psicoanalitico in infanzia) a fare le veci del corpo del genitore…    

Dott. Corrado Randazzo

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