07 Gen 2019

Dott.ssa Martina Cannuni

Medicina riabilitativa

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Cos’è la neuropsicomotricità? 

La neuropsicomotricità è una branca della medicina riabilitativa che si occupa della prevenzione, della terapia e della riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili che comprendono la fascia di età che va da 0 mesi e 18 anni.

Tale disciplina prende in considerazione il bambino nella sua globalità con l’obiettivo di supportare tutti i processi evolutivi permettendo l’integrazione di componenti motorie, funzionali, affettivi, relazionali e cognitivi che determinano la percezione sana del proprio sé.

Il corpo è il mezzo attraverso cui il bambino esplora, sperimenta ed impara a conoscere se stesso e il mondo circostante

La psicomotricità fonda il suo intervento sulla convinzione che il bambino sià un’unità corpo-mente inscindibile: l’azione è pensiero perché il bambino interagendo con oggetti, esplorando lo spazio intorno a sé scopre il suo corpo, accede alla  capacità di rappresentazione di sé e degli altri e quindi al pensiero.

Recenti studi confermano che la vita psichica di un essere umano inizia già nel periodo intrauterino grazie alle percezioni e sensazioni corporee che il feto vive nel grembo materno; il corpo ed il movimento, quindi, sono elementi esperienziali che stanno alla base della maturazione del pensiero.

In un suo articolo il filosofo Francesco Tomatis (professore di Filosofia teorica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno), citando Aristotele , dimostra come l’esperienza corporea-tattile sia strettamente legata allo sviluppo dell’intelligenza del bambino:

nel bambino la tattilità fine della mano gli permette di scoprire il mondo, correlando ad esso suoni, emozioni, parole, pensieri, nel riflettere in fine anche su se stesso, soggetto e oggetto assieme di raffinata sensibilità. Per questo è fondamentale che i bambini possano toccare tutto quanto li circondi, differenziando gradualmente la percezione di diverse gradazioni e tipologie  di calore, superficie, forma, stato e quant’altro la loro sensibilità possa percepire ed elaborare , stimolando la crescita cerebrale intelligentemente”.
(Tomatis, 2013, p.23)

Possiamo quindi affermare che l’attività psicomotoria agevola un apprendimento positivo perché stimola la percezione in una conoscenza interattiva con l’ambiente esterno, una co-costruzione di senso attraverso un’interazione tra soggetto e ambiente. Una seduta psicomotoria, infatti, non è solo basata sull’esecuzione di atti motori, ma sulla formazione di un pensiero che coincide con la stessa organizzazione dell’azione stessa.

L’importanza del gioco

I bambini fin da piccoli sono alla continua scoperta di se stessi e del mondo che li circonda e ciò avviene attraverso il “gioco” che si caratterizza di competenze specifiche, come la capacità di pensiero, le abilità motorie, comportamenti relazionali, il rispetto delle persone, per poi arrivare alla conquista  dell’autonomia che lo renderà un soggetto consapevole e attivo.

Alla base dell’intervento psicomotorio vi è la valutazione psicomotoria che si basa sull’osservazione del comportamento spontaneo del bambino al fine di valutare le abilità, le potenzialità e le difficoltà. I parametri di osservazione sono standardizzati e permettono un confronto tra professionisti che hanno il compito di indirizzare l’intervento terapeutico – riabilitativo in modo mirato.

Tali parametri “ambientali” come il tempo, lo spazio e gli oggetti, ci aiutano a capire come il bambino percepisce il mondo e lo abita. Riconosciamo inoltre il movimento, la postura e il tono che rivelano gli elementi espressivi del soggetto stesso quali lo sguardo, la voce e la mimica che riconducano alla comprensione della vita intersoggettiva del bambino.

L’esame psicomotorio si articola nelle seguenti aeree di indagine: motricità, schema corporeo, spazio e tempo che interagendo tra di loro danno luogo ad altre aree di sviluppo (area spaziale, temporale, cognitiva, affettiva, neuropsicologica ed emozionale).

La terapia psicomotoria si rivolge ai bambini in età evolutiva che mostrano ritardi dello sviluppo psicomorio, disturbi del comportamento, della comunicazione e dell’apprendimento; l’intervento non è limitato alla terapia ma avvalendosi di multidisciplinare si estende nei vari contesti in cui il bambino vive (casa, scuola ecc.).

E’ indicata nei casi di:
  • disturbi sensoriali e neuromotori (paralisi cerebrali infantili, sindromi);
  • disturbi della coordinazione motoria (impaccio, male destrezza, disprassia) dello  schema corporeo e dell’organizzazione spazio-temporale;
  • disturbi dello spettro autistico;
  • disturbi della regolazione emotiva – comportamentale;
  • disturbi dello sviluppo (ritardi psicomotori e cognitivi, disturbo d’attenzione, iperattività, aggressività, inibizione);
  • disturbi dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia).

 

L’importanza di un intervento precoce

L’attitudine di iniziare l’intervento riabilitativo in epoche precoci migliora certamente la prognosi di ogni tipo di disturbo da cui è affetto il piccolo soggetto, tanto più sarà precoce il trattamento, tanto maggiore sarà la possibilità di influenzare il SNC determinando cambiamenti nella sua struttura o funzione attivando un vero e proprio meccanismo adattivo che andrà ad agire positivamente sulla riorganizzazione delle strutture nervose.

Infatti le prime epoche della vita, dallo sviluppo embrio-fetale ai primi anni di vita, sono cruciali per lo sviluppo delle competenze e della capacità di acquisirne delle nuove, la sua massima plasticità si mostra nei primi tre anni di vita.

Questo è dovuto al modellamento precoce delle basi neurobiologiche di funzioni quali la motricità, il linguaggio e la relazione.

Dott.ssa Martina Cannuni

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