Problematiche di coppia

Quello del genitore – si dice – è il mestiere più difficile del mondo”.

 

I genitori hanno il compito di assolvere alla doppia funzione di soddisfare i bisogni dei figli ed allo stesso tempo di contenerli e regolarli.

 

Si tratta di un doppio livello d’azione che comporta dinamiche opposte: essere amorevole e comprensivo  per  colmare le mancanze del figlio e allo stesso tempo porre delle regole ed essere coerente con esse per non alimentare un illusorio senso di onnipotenza degli stessi figli (che può evolversi in comportamenti patologici di questi ultimi quando si trascina fino all’età adulta).

 

Questo significa che se da un lato il genitore è un “seno” che nutre il bambino ogni volta che piange, dall’altro è la “legge” che pone limiti e divieti al desiderio del figlio.

 

Ai due poli di un continuum, delimitato da eccessiva severità da una parte e assenza di limiti dall’altra, risiedono le condotte disfunzionali della coppia genitoriale che si manifestano attraverso i livelli patologici dei figli.

 Al genitore è assegnato il compito di trovare un equilibrio tra queste due posizioni estreme ma allo stesso tempo indispensabili nell’educazione dei figli.

Il continuo soddisfacimento del desiderio del figlio indebolisce le regole familiari ma allo stesso tempo un eccesso di rigidità, quando le regole sono severe ed infrangibili, può inibirlo del tutto.

 

Sembra delinearsi un’idea di funzione genitoriale sufficientemente buona in cui la coppia genitoriale sia in grado di stabilire un modello educativo caratterizzato da un equilibrio tra l’essere accudenti e permissivi da un lato e l’essere severi e intransigenti dall’altro.

Sembra plausibile pertanto ipotizzare come funzionale un modello che contempli l’opportunità di non ostacolare momenti di frustrazione.

 

 

  • Le funzione materna e la funzione paterna

 

Culturalmente è considerato attinente con il rapporto madre-bambino il soddisfacimento dei bisogni primari del figlio ed il riconoscimento dei suoi stati d’animo.  Possiamo definire questo rapporto con il termine funzione materna, intendendo con essa la capacità di sintonizzarsi con i vissuti emotivi del figlio per poterli riconoscere e comprendere.

Si attribuisce invece al rapporto col padre lo stabilirsi delle regole e del modello di funzionamento familiare. Possiamo definire questo rapporto come funzione paterna, intendendo con essa la capacità di porre dei limiti al soddisfacimento dei desideri del figlio.

 

Va detto che affinché siano esercitate, funzione paterna e materna, non non basta che ci siano un padre e una madre. Per poter esercitare la funzione materna (quella di sintonizzarsi con i reali bisogni emotivi dei figli) o la funzione paterna (quella di porre dei limiti al desiderio del figlio e dei confini all’ambiente familiare) non è sufficiente un padre reale  ed una madre reale ma è necessario che ci siano “figure genitoriali” che assolvano alle rispettive necessarie ed imprescindibili funzioni.

 

Di conseguenza possiamo dire che le funzioni materna e paterna possono essere svolte da padri e madri biologiche o acquisite, in famiglie allargate o adottive ma anche in contesti extrafamiliari in cui possano esserci adeguate capacità di riconoscimento del livello emotivo del figlio oltre che di definizione di un sistema di regole e di confini che possano definire il suo campo d’azione. (La figura del padre nelle nostre famiglie)

 

Affinché ci sia una coppia genitoriale efficiente non è sufficiente la presenza concreta di figure genitoriali ma è fondamentale che si crei un ambiente in cui sia possibile prima consolidare l’esistenza della funzione materna e della funzione paterna e poi stabilire un equilibrio tra esse.

È per questo che gli ambienti extrafamiliari, come la scuola, lo sport o altri, quando sono in grado di offrire e di mettere a disposizione del gruppo sia una funzione materna sia una funzione paterna, possono influire positivamente persino nel cambiamento delle condotte familiari disfunzionali che generano il disadattamento dei figli.

 

L’appartenenza a gruppi o sistemi di relazioni in cui ci si sente riconosciuti e compresi, ma in cui allo stesso tempo vigono regole da rispettare, sembra a volte avere una valenza terapeutica in quanto consente di rimediare o anche restaurare quelle crepe create da relazioni familiari disfunzionali.

La Psicoanalisi individuale e di gruppo testimonia che è possibile creare relazioni extrafamiliari che possano avviare il processo di trasformazione di dinamiche relazionali disfunzionali per la persona.

 

 

Le problematiche latenti nella coppia genitoriale

 

La crisi della coppia genitoriale è notevolmente correlata alla presenza dei figli. La nascita del figlio implica un riassetto dell’identità di coppia e la sua futura uscita dalla famiglia rievoca il problema della separazione. A questi ed altri grandi terremoti identitari la coppia deve riuscire a far fronte per poter svolgere la propria funzione e per poter restare unita.

 

 

  • Quando si ha difficoltà a lasciar andare il figlio…

 

Il figlio se per certi versi esprime un bisogno, cioè una richiesta d’aiuto che attesta la sua dipendenza dall’ambiente familiare tipica dell’età infantile, per altri tende progressivamente nel corso del suo sviluppo ad affermare la propria autonomia e la propria indipendenza (al culmine del percorso adolescenziale).

 

Ne scaturisce una dinamica ambivalente,  che si manifesta soprattutto in adolescenza, che se per certi versi tende a rinforzare il legame con i genitori, attraverso lo scambio ricercato e ripetuto di sentimenti di amore e tenerezza, allo stesso tempo tende a distruggerlo, attraverso sentimenti di ribellione rivolti alla “legge” (le regole familiari) e di rifiuto dell’aiuto fornito dall’ambiente (genitoriale e non..).

 

Il lavoro del genitore è di per se difficile poiché obbliga a far fronte ad una crisi del figlio inevitabile, dovuta al naturale processo di crescita. Sappiamo che ogni fase della crescita è caratterizzata da una sofferenza dovuta alla separazione dalla condizione precedente.

 

I processi separativi cominciano alla nascita del figlio, che rappresenta una prima separazione dalla madre, e proseguono con lo svezzamento, che implica il dover integrare nuove finzioni di se’, e poi con lo sviluppo del linguaggio, con la deambulazione ecc..

 

Tutti questi passaggi per quanto caratteristici del processo di crescita e di sviluppo dei figli rappresentano allo stesso tempo momenti separativi poiché implicano l’autonomia del figlio che è di per se un indice di  allontanamento possibile dal genitore.

 

Sembra paradossale ma la crescita del figlio attesta il poter fare a meno dell’aiuto del genitore. Più il figlio diventa autonomo infatti meno sentirà di essere dipendente dal genitore.

Questo ci porta ad ipotizzare che la crescita e lo sviluppo sano del figlio possa coincidere con il tramonto della funzione materna e paterna.

 

Visto da questo punto di vista la crescita dei figli potrebbe sembrare un processo costellato da momenti di tristezza e melanconia quando invece viene definita dai genitori motivo di soddisfazione e di felicità.

Tuttavia, se si vuole comprendere più a fondo il tema delle problematiche della genitorialita’, è necessario mettere in luce anche quel livello latente su cui non si ha sempre piena consapevolezza.

 

In altre parole è importante tenere in grande considerazione, in concomitanza con sentimenti di felicità e soddisfazione dei genitori nel veder crescere e diventare sempre più autonomi i figli, l’idea che possano esistere allo stesso tempo sentimenti di dispiacere e di tristezza (non avvertiti perché inconsci) nel vedere il figlio che diventa capace di andare avanti senza l’aiuto di mamma e papà.

 

L’indipendenza del figlio attesta il tramonto della funzione genitoriale, il lutto della genitorialita a cui molti genitori inconsapevolmente si “oppongono” attraverso la messa in atto di relazioni genitore-figlio che se da un lato tendono ad abilitare il figlio, dall’altro tendono a riportarlo alla condizione di dipendenza.

Tali condotte, che in Psicoanalisi vengono definite resistenze e che riguardano la piena consapevolezza della coppia, sono dovute alla difficoltà del genitore a disinvestire il figlio dal ruolo di primo oggetto d’amore.

 

La difficoltà delle coppie genitoriali ad interrompere i legami d’amore morboso con i figli rappresentano una delle cause di conflittualità o di disaffezione tra i partner. Tale spegnimento del  legame amoroso nella coppia è spesso dovuto alla posizione di un figlio che prende il posto del partner.

È per questo che è importante, per tutto il corso della vita familiare, che la coppia continui ad investire una parte del propio amore su se stessa e che non lo esaurisca sui figli.

 

 

  • Quando l’amore della coppia si sposta sui figli…

 

È necessario, affinché la coppia possa continuare ad amarsi, che dopo la nascita del figlio la donna non riduca se stessa all’esclusivo  ruolo di “madre” e che l’uomo non riduca se stesso all’essere  esclusivamente “padre” ma che la coppia mantenga la propria identità originaria, quella di amanti.

 

Una buona parte delle problematiche relative alla crisi di coppia sono attribuite alla diminuzione dell’erotismo tra i partner.

La difficoltà dei genitori a separarsi dai figli ad esempio è spesso legata ad uno spostamento dell’amore di coppia sul figlio, che continua, per troppo tempo dopo la nascita, ad occupare il posto del partner e cioè di primo amore.

 

Quando l’amore per il partner ricade sul figlio e ci rimane, l’identità della donna, da amorevole e seduttiva si trasforma in quella mamma amorevole ma asessuata.

Per lo stesso motivo il padre, spaventato da un eccesso di vicinanza affettiva ai figli, potrebbe ridurre il proprio carico di amore erotico che era destinato al partner, compromettendo la vita sessuale della coppia.

 

Capita spesso che la nascita del figlio declini rigidamente l’identità della coppia trasformandola da coppia amante a coppia genitoriale. Questo si manifesta a volte attraverso la desessualizzazione del rapporto di coppia.

Se il figlio quindi continua ad occupare  il posto del primo amore  di fatto sostituisce il partner e interrompe  l’intimità della coppia. Ma non è tutto.

Queste situazioni prefigurano una possibile conseguenza e cioè che la separazione futura dal figlio possa essere vissuta dal genitore come un abbandono d’amore.

 

In queste condizioni, in cui la nascita del figlio riduce o fa svanire quote di amore erotico nella coppia, è vero che si assiste a funzioni genitoriali apparentemente soddisfacenti ma è anche vero che si tratta di relazioni disfunzionali in cui se consciamente ci si adopera per rendere autonomi i figli, inconsciamente si potrebbe  tendere a difendersi dalla separazione da loro.

 

 

  • Quando la nascita del figlio mette a repentaglio il narcisismo del genitore…

 

Altre problematiche di coppia possono essere legate al problema opposto: la nascita del figlio che mette a rischio il narcisismo dei due partner.

Questo avviene quando i partner si identificano più con il ruolo di figlio che con quello di padre e madre.

I figli, si dice,  vivono e crescono allo scopo di recuperare l’amor perduto (l’amore materno) ed è per questo che investono molto sul proprio narcisismo. L’essere abili e belli infatti favorirebbe l’essere desiderati e allo stesso tempo favorirebbe il soddisfacimento del proprio desiderio.

 

La nascita di un figlio sovverte però ’identità del partner che da figlio appunto si ritrova ad essere genitore: padre o madre.

Questo ruolo impone innanzitutto una ridistribuzione delle quote d’amore ma anche una revisione della identità del genitore. L’oggetto d’amore, con la nascita di un figlio, non è più esclusivamente il partner ed allo stesso tempo il partner cessa di essere esclusivamente amante e diventa anche genitore.

In un certo senso la nascita del figlio provoca una crisi del sistema coppia e degli amanti I quali si trovano necessariamente a prendere atto ed integrare un passaggio da una relazione duale ad una triangolare.

 

Ma ad essere integrata deve essere anche la nuova identità di ognuno dei genitori.

La donna da sessuata e seduttiva (quale dev’essere per essere corteggiata) diventa madre, nell’accezione più pura del termine, casta ed asessuata.

L’uomo  invece passa dall’essere il primo oggetto d’amore per la donna all’essere un’amore secondario in quanto il neonato sembra sostituirlo.

 

Nei casi in cui la coppia non sia in grado di accettare e riconoscere i cambiamenti in atto, a partire dalla nuova identità dei partner per finire alla nuova configurazione familiare, che da duale diventa triangolare, possono emergere condotte difensive che consistono nel manifestarsi di problemi interni alla coppia stessa che ne possano mettere in discussione la continuità del legame.

 

Certe dinamiche di coppia che esprimono problematiche interne riguardano spesso il difendersi, inconsapevolmente, dal ruolo di madre e padre ad esempio attraverso il rifiuto di accudire il bambino, il timore di non essere adeguati che convergono spesso nella delega delle cure primarie ai nonni o all’altro  partner.

 

 

  • Quando si diventa genitori per “restaurare” l’idea di padre o di madre e rimediare…

 

A volte i nuovi genitori hanno delle storie passate difficili alle spalle e dei modelli genitoriali a cui riservano “ancora” sentimenti negativi; genitori a cui attribuiscono colpe o a cui rivolgono tanta rabbia.

Spesso, se non sufficientemente elaborati, certi vissuti emotivi possono ricadere sui figli. A volte infatti i figli possono rappresentare per i neo genitori l’occasione per riparare ferite passate.

 

Questo processo di riparazione di vissuti dolorosi personali attraverso i figli o un figlio in particolare, per quanto sia comprensibile, rischia di mettere in ombra la reale natura del nuovo nato che finisce per assumere un ruolo e quindi un’identità che non gli appartiene (il figlio in questi casi è più riconosciuto per ciò che deve essere e non per la sua reale natura. Si evince cioè  una notevole distanza tra figlio reale e figlio desiderato).

 

In questi casi possiamo dire che il figlio non nasce per effetto di una sovrabbondanza d’amore che sfugge al controllo e che produce un di più. Sempre più spesso – sottolinea lo psicoanalista Massimo Recalcati –  nella famiglia moderna è evidente, il figlio non nasce per effetto della “sovrabbondanza d’amore che genera un di più”  ma  per uno specifico bisogno della coppia. (cit. M. Recalcati)

 

Al figlio cioè viene assegnato un compito che non gli appartiene, quello di riparare una relazione genitore-figlio.

Questo è riscontrabile in tutti quei casi in cui il figlio viene investito di tutta una serie di aspettative e di desideri genitoriali. “Certo è tutto fatto a fin di bene” dicono i genitori che così si prendono cura dei figli trascurando però il fatto che soddisfare il desiderio del genitore probabilmente significa per i figli non sentirsi “visti” ma soprattutto non poter realizzare il proprio.

 

Anche quello delle proiezioni genitoriali sui figli è un tema importante per gli adolescenti nelle loro stanze di Psicoanalisi. Il farsi carico dei bisogni e delle aspettative dei genitori occupa il tempo del figlio ed ostruisce il suo percorso di conoscenza di se’ oltre a provocare notevoli sensi di colpa nei momenti in cui riesce a trovare il coraggio e tenta di distanziarsene.

 

Il genitore che ama la diversità del figlio, il figlio diverso dal figlio desiderato,  consente ad esso di coltivare il proprio desiderio.

L’accessibilità al proprio desiderio è invece a volte sentito dal figlio come un tradimento del genitore; altre  volte è evitato per timore di ritorsioni; altre ancora inibito.

Possono essere tanti i motivi per cui la coppia genitoriale può vivere momenti di conflitto o può disunirsi. Certo è che quasi sempre il figlio è investito dai sentimenti della coppia ed entra inevitabilmente a far parte del conflitto.

 

 

La Psicoanalisi di coppia

 

La Psicoanalisi di coppia è un percorso che riguarda necessariamente una coppia genitoriale, che c’è stata nel nostro passato o che ci sarà in futuro.

Poter riconoscere la reale natura di un legame di coppia è necessario per poter comprendere i motivi per cui una coppia decide di unirsi e per cui desidera avere figli.

 

Il lavoro della Psicoanalisi di coppia dovrebbe essere una tappa imprescindibile per le coppie che desiderano figli o che li hanno appena avuti poiché consente, anche lì dove non c’è ancora una problematicità o un conflitto, di disimpegnare la relazione genitore-figlio da angosce “riparatrici”.

In altre parole il riconoscimento delle debolezze, dei limiti e soprattutto dei bisogni propri della coppia, consente un rapporto nuovo col figlio: una relazione a cui non venga inconsapevolmente attribuito il compito di determinare la felicità del genitore.

 

Concedere al figlio il riconoscimento di essere “diverso” dal genitore, e non di sua proprietà, permette ad esso di vivere la propria vita… e non quella del genitore…

  

Dott. Corrado Randazzo

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