somatizzazione

SOMATIZZAZIONE

 

La somatizzazione è un processo di irruzione dello psichico nel somatico. Somatizzare significa trasformare un vissuto emotivo in uno stato corporeo che lo rappresenti. Si tratta di un processo di condensazione che rende fisico ciò che è psichico.

 

La somatizzazione, va sottolineato, ha luogo secondo un principio che potremmo definire di “silenzio – assenzo”. A divenire somatico è infatti ciò che è sottaciuto, che è tacito, latente, in una parola “ciò che non è riconoscibile”.

 

Il processo pertanto circoscrive il campo a quelle parti dell’emotività delle quali una persona non è in grado di farsi carico o di affrontare e riconoscere, delegandole in un oblio che solo apparentemente soddisfa il bisogno di allontanarle o sottacerle ma che di fatto delega al corpo la rappresentazione di quegli stessi vissuti che diventano sintomi fisici.

 

Sigmund Freud definì tale processo ricorrendo al termine “conversione” (OPS VOL l “Studi sull’Isteria”)

L’impossibilità o l’incapacità di dare voce ad un vissuto emotivo relega quel vissuto in una posizione di ombra: si avverte che qualcosa accade ma non si riesce a capire cosa. Tale condizione è generalmente avvertita come “condizione ansiogena”. Lo stato ansioso pertanto rappresenterebbe il momento in cui si sviluppa ed eventualmente si consolida la conversione dal livello psicologico al livello corporeo della persona.

 

 

I sintomi fisici dell’ansia

 

L’ansia come sintomo o come vero e proprio disturbo rappresenta uno dei principali motivi di sofferenza psicologica soprattutto nella casistica di chi si rivolge ad un medico.
È molto frequente che la richiesta al medico sia incentrata, più che su un disturbo ansioso, su una sofferenza fisica. In molte situazioni infatti il paziente può accusare sintomi dolorosi di notevole intensità non associati ad alcuna patologia fisica rilevabile con indagini o esami medici, e questi sintomi rappresentano il motivo principale per cui chiede aiuto, in quanto al paziente non sembrano legati ed associati a una problematica ansiosa a livello emotivo.

 

Siamo abituati a considerare l’ansia un fenomeno esclusivamente psichico ma la pratica clinica insegna come frequentemente il disagio non si esplichi a livello mentale, come pensiero o come sensazione psicologica tipicamente descrivibile come ansia, ma prenda la via del corpo, il quale “va in ansia” e produce disagi e sofferenze senza alcuna patologia fisica che ne giustifichi l’esistenza o l’intensità.

 

In questi casi è interessante osservare come la prima parte del colloquio, che solitamente è condotta lasciando libero spazio al paziente di esprimersi e di raccontarsi, sia incentrata sulla descrizione dettagliata delle funzioni e delle disfunzioni del corpo; in questi casi la persona difficilmente arriva a rendersi conto che il suo disagio è connesso con pensieri, timori, situazioni emotive personali o relazionali. Soltanto in un secondo momento, quando lo psicologo, a partire dal colloquio, aiuta un soggetto ad accedere ad altre importanti informazioni che lo riguardano, potranno essere percepiti e quindi riferiti anche disagi emotivi che sta vivendo, spesso in modo non consapevole. In questo modo sarà possibile riconoscere il contatto con le origini emotive del suo disagio che altrimenti si esprime solo attraverso il corpo.

 

 

I principali disturbi d’ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici

 

Possiamo dire che tutti i principali disturbi d’ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici. Quindi l’ansia come vissuto psichico soggettivo, o il dolore fisico, vanno considerati come messaggi d’allarme, come qualcosa quindi che sta mantenendo l’organismo in situazioni di stress, di disagio.

 

Per il terapeuta sono segnali che vanno interpretati e capiti e soprattutto va svelata la loro genesi. Solo in questo modo si potrà capire come indirizzare una persona a risolvere la sua situazione di malessere. Spesso all’origine delle somatizzazioni dell’ansia si scopre l’esistenza di situazioni di tipo relazionale o lavorativo stressanti e frustranti, oppure situazioni personali di sofferenza legate al proprio vissuto emotivo e al proprio mondo interno.

 

 

I sintomi somatici nei disturbi d’ansia

 

La correlazione tra ansia e disturbo fisico è soggettiva e in ogni caso rappresentativa di un significato attinente ai vissuti emotivi di una persona.
Segue un elenco di alcuni dei sintomi più frequentemente associati all’ansia:

 

  • Neuromuscolari: formicolii, rigidità e dolori muscolari, parestesie, debolezza, tremori, sbandamenti e vertigini, cefalea o sensazione di “cerchio alla testa o testa confusa”.
  • Respiratori: mancanza d’aria e respiro corto, senso di soffocamento e fame d’aria, sensazione di un peso sul torace.
  • Dermatologici: iperidrosi, rash cutanei, arrossamenti tipo orticaria.
  • Cardiovascolari: palpitazioni, tachicardia, ipertensione, peso al petto, senso di svenimento.
  • Gastrointestinali: dolori viscerali diffusi, gastrite e reflusso gastroesofageo, nausea, inappetenza, digestione difficile e lenta, diarrea, colon irritabile.
  • Genito-urinari: frequente impulso a urinare o urgenza di urinare (vescica nervosa), dolori pelvici diffusi o a localizzazione genitale.

 

I disturbi d’ansia si accompagnano spesso anche a sintomi depressivi, soprattutto se l’ansia non viene curata ed agisce come ulteriore elemento di stress.
Quando si entra in relazione terapeutica, o personale, con una persona che lamenta sintomi fisici su base ansiosa, bisogna sapere che il tipo di comportamento tenuto può funzionare come rinforzo positivo, può cioè potenziare la percezione del dolore e il suo significato di richiamo d’aiuto e di richiesta affettiva.

 

Questa dinamica è molto frequente e può creare un circolo vizioso nel quale, sia chi soffre sia chi offre il suo aiuto, si sentono infelici e intrappolati in una situazione non risolvibile. Un’adeguata psicoterapia, affiancata, se necessario, ad una terapia medica, deve invece mirare a risolvere il sintomo dolore e a generare nel paziente un diverso modo di considerare e percepire i messaggi del suo corpo, aiutandolo ad  interpretare riconoscere ed affrontare le situazioni emotive che li possono generare.

 

 

Come si delinea il rapporto “tra mente e corpo” nei disturbi Somatoformi?

 

La complessità della relazione tra mente e corpo è espressa all’ennesima potenza in questi disturbi. L’esperienza del disagio fisico è così impattante e invalidante che viene vissuta come un qualcosa di estraneo e indomabile, come un impazzimento del corpo che nulla attiene alla propria vita e alle proprie emozioni. La ipervigilanza agli stati corporei viene spiegata proprio da questo stato di ascolto continuo del corpo al fine di verificare la presenza e l’intensità dei sintomi.

 

Le persone affette da questi disturbi appaiono come un tutt’uno con il corpo, perché l’oggetto della loro attenzione, preoccupazione ed esperienza di vita quotidiana è legata ai sintomi e al lamento su di essi. L’aspetto peculiare di questi pazienti e di come percepiscono il rapporto tra mente e corpo è la diffusa estraneità ai propri stati emotivi e vissuti personali. Si potrebbe dire che quanto più sono sensibili nel cogliere i sintomi fisici quanto meno sono in grado di cogliere i moti interiori della loro emotività.

 

Eppure, uno degli aspetti centrali è il ruolo degli stati somatici, costituiti da risposte endocrine, viscerali, muscolo-scheletriche e comportamentali, nell’esperienza delle emozioni (Rainville et al., 2006). Gli stati emotivi e gli eventi stressanti hanno un peso importante in questi sintomi, ma spesso i pazienti non colgono la relazione intercorrente tra vissuti emotivi e stati fisici. Le due esperienze risultano comunemente slegate ed è proprio questa scissione che non facilita il recupero di uno stato di benessere psico-fisico.

 

 

Perché è necessario intraprendere un percorso psicoterapeutico per curare queste somatizzazioni?

 

L’intervento della figura dello psicoterapeuta è necessario a fornire una integrazione tra gli aspetti sintomatici e il vissuto emotivo che innesca o incrementa gli stati fisici disturbanti. Il lavoro con questi pazienti è volto prima di tutto a una consapevolezza della relazione tra cosa si sente nel corpo e cosa si prova emotivamente, in quanto ogni emozione o vissuto ha un suo correlato fisiologico e un suo impatto nella esperienza del corpo.

 

Inoltre è necessario affrontare quegli aspetti psicologici che hanno innescato questo meccanismo e causato stress e malessere. Un percorso psicoterapeutico così impostato è mirato sia a ridurre la sintomatologia riportata sul corpo, sia ad aiutare il paziente a gestire in modo più sereno e proficuo gli eventi che si sono rivelati fonte di emozioni negative e di disagio psicologico. E’ infatti crescente la prova dell’efficacia della psicoterapia in disturbi del genere, come quelli gastro-intestinali (Guthrie et al., 1991).

La somatizzazione è un processo di irruzione di un disagio nel soma. Somatizzare significa trasformare un vissuto emotivo in uno stato corporeo che lo rappresenti. Si tratta di un processo di condensazione che rende fisico ciò che è psichico.

 

Lo studio su queste dinamiche proprie dell’individuo, hanno grandi prospettive in quanto la possibilità, in futuro, di aumentare e migliorare la ricerca, potrebbe fornirci ulteriori e determinanti dati che riguardano l’importanza del livello emotivo della persona nello sviluppo di malattie organiche.

 

Dr. Corrado Randazzo

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