13 Gen 2018

Dott. Corrado Randazzo

Psicoanalisi

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Condotte autolesive – Il rischio in adolescenza, espressione dell’attacco che l’adolescente rivolge a se stesso
La crisi adolescenziale

Condotte autolesive. Quando si parla di adolescenti si pensa ad un periodo critico della crescita di un individuo. Un passaggio fondamentale per il consolidarsi dell’identità definitiva della persona.

La questione adolescenziale riguarda molto da vicino il concetto di identità personale. In effetti l’adolescenza rappresenta il primo momento in cui ci poniamo il problema dell’identità.

Il bisogno di appartenenza, ad un gruppo ad esempio, ad una squadra, ad una banda, ad un modo di essere, ad uno stile, ad un modo di vestire o di parlare, ad un modello, rappresenta un esigenza tipicamente adolescenziale che serve a definire, a permettere all’adolescente di capire chi è, di riconoscersi.

Il bisogno di riconoscimento di se’, da intendersi come funzione di rispecchiamento, (“l’altro restituisce a me la mia immagine” e ciò è la prova che esisto…) diventa un bisogno primario in adolescenza poiché ciò che questo momento rappresenta sul piano simbolico è la perdita della condizione infantile…

La condizione infantile può essere immaginata come una campana di vetro. Non si tratta necessariamente di una condizione in cui il bambino si sente onnipotente ma come una condizione in cui prevale la sensazione che le sue azioni non determinino effetti…(mi riferisco ad una modalità relazionale che non innesca processi patologici).

In adolescenza, quella campana di vetro sembra sollevarsi improvvisamente. È una nuova nascita contrassegnata dallo svelamento: la scoperta di un insieme di sensazioni e percezioni che rimandano al corpo veicolo di investimenti affettivi non più innocui.

Questo passaggio si concretizza attraverso il processo di genitalizzazione, che sancisce il termine dei processi puberali ed impone la necessità di integrazione del corpo sessuato.

Le emozioni e le sensazioni vissute dall’adolescente, da questo momento, si esprimono attraverso il corpo e non possono essere negate… O forse si….

La “scoperta” della nuova natura del se’, implica notevoli sconvolgimenti nell’adolescente e lo spinge verso continui rimaneggiamenti e continue ricerche di nuove posizioni da assumere nella relazione con l’altro da se’.

condotte autolesive

Un primo rimaneggiamento da considerare riguarda  la nuova posizione da assumere rispetto alle figure familiari su cui l’adolescente ha prima d’ora investito i propri affetti.

Tra le questioni che sembrano aprirsi possiamo considerare quella dell’investimento affettivo. Sembra plausibile che in età pre-puberale, e quindi prima della genialità, il soggetto investa l’oggetto ma potremmo dire che questo investimento affettivo sia altrettanto facile in un’età in cui gli affetti e la loro espressione è mediata dal corpo?

Come poter continuare ad amare i propri cari adesso che uno dei bisogni principali riguarda il bisogno espresso dal corpo sessuato?

La problematica adolescenziale può essere individuata nell’inaccessibilita dell’oggetto del desiderio.

Per la prima volta in adolescenza, il soggetto può essere concretamente escluso, rifiutato, esperienza che, in condizioni normali, non appartiene all’universo  familiare… L’adolescente può ricevere il fatidico no dalla ragazza o dal ragazzo che gli piace. Può essere escluso da un gruppo di amici di cui vorrebbe far parte.

Sebbene tali vissuti ahimè appartengano anche all’universo infantile, va inteso che mentre il bambino può reagire al vissuto di perdita, di esclusione, di abbandono, attraverso risposte emozionali che inibiscano la sfera affettiva e che in ogni caso rimangono nell’ambito della sfera emozionale, in adolescenza tali vissuti vengono sentiti, attribuiti ed associati al corpo ed è ad esso che di conseguenza viene attribuita la colpa della propria sofferenza, ed è al corpo che viene diretto l’attacco.

L’adolescente va alla ricerca di un’identità che ha bisogno di conferme che possono essere facilitate dall’ambiente familiare ma che devono necessariamente essere consolidate nell’ambiente extra familiare.
Nell’ambiente extra familiare l’adolescente cerca quindi quel riconoscimento, qui vuole essere “visto”ed accettato.
Il corpo rappresenta la parte del Se’ con cui l’adolescente, in questo momento della sua vita, si identifica.
L’adolescente è il proprio aspetto, l’immagine che vede riflessa allo specchio.

Non possiamo che dedurre quanto la relazione in adolescenza sia quasi esclusivamente fondata  su base narcisistica.
La relazione con l’altro sembra servire all’adolescente per soddisfare il bisogno del proprio corpo di essere accettato, riconosciuto, di non essere sentito così minaccioso per come può  sembrare.

Diventa centrale pertanto in adolescenza la questione dell’immagine di se’ e questo allo scopo di sentirsi attraverso l’altro. Di sentire se stessi in relazione con l’altro come avveniva in infanzia ma con la differenza che adesso a rappresentare questo vissuto è la sensazione che il proprio corpo piaccia ma soprattutto che abbia nell’altro un effetto positivo.

Questo vissuto rimanda all’adolescente la sensazione che la nuova identità non sia foriera di angosce… abbandoniche, di perdita, di solitudine o di precarietà.

La quotidianità  adolescenziale in effetti sembra palesemente contrassegnata dalla centralità del corpo. Assume un’importanza fondamentale il look, il taglio di capelli, il modo di atteggiarsi, di camminare, le espressioni del viso da assumere nelle diverse circostanze…

Nelle situazioni più critiche, l‘adolescente accentua il bisogno di affermare gli  investimenti rivolti a se stesso e quindi al corpo come se non potesse tollerare la possibilità di non essere visto.

Il ricorso a piercing, tatuaggi, o la necessità di acquistare dei vestiti alla moda o dei vestiti sempre nuovi, o di portare sempre gli stessi sembrano rappresentare dei momenti in cui l’adolescente concretizza il bisogno di rimarcare l’immagine che lo specchio gli restituisce per il timore che questa possa sfumare, sbiadirsi e per l’angoscia di non riuscire più a riconoscersi.

La foto, nuova moda dell’era digitale, per l’adolesente, non è più un qualcosa che serve a ricordare un momento della vita ma  rappresenta un modo di esorcizzare la paura del cambiamento attraverso la staticizzazione di un immagine di se’ che diventi definitiva e quindi più rassicurante. L’adolescente attraverso la foto vuole trattenere tutti i momenti della propria vita per l’angoscia di perderli cioè di perdere quei punti di riferimento che affermano la propria identità.

Il selfie ancor più rappresenta questo tentativo di fissare l’immagine di se’ escludendo l’altro. Con il selfie non c’è bisogno d’aiuto, non bisogna chiedere allo sconosciuto “scusa mi aiuti?”… Il selfie sembra il manifesto del sogno  adolescenziale di essere autonomi, autosufficienti, di riaffermare quindi l’onnipotenza infantile, di bastare a se stessi… e che così sia per sempre.

La ricerca di identità in adolescenza sancisce pertanto il superamento del trauma della separazione dall’ambiente familiare, intesa come acquisizione di un senso di separatezza da un ambiente che non sparisce ma che assume una diversa posizione rispetto ai bisogni dell’adolescente.

Nei casi in cui la conquista di tale configurazione, in cui l’oggetto del desiderio non sia più identificato nell’ambiente familiare, risulti difficile, l’adolescente sembra rimanere intrappolato nell’impossibilità di soddisfare i propri bisogni e quindi di quelli del proprio corpo.

Se concordiamo nel centralizzare la questione adolescenziale sul corpo, individuando i fattori che determinano l’accettazione del proprio corpo come un Se’ integro, funzionale,  non possiamo che chiederci cosa possa accadere quando questo processo non va a buon fine o non si risolve facilmente e quanto tale conflitto non si manifesti nel l’attacco al corpo, sessuato e colpevolizzato.

I momenti in cui l’adolescente agisce l’attacco al corpo sono sotto gli occhi di tutti e possono essere individuati nelle situazioni in cui i ragazzi commettono atti che limitano le proprie possibilità o determinano una sofferenza.

Possiamo pensare all’abbandono scolastico, agli atti di bullismo, alle risse, ai disturbi alimentari, agli incidenti automobilistici o alle dipendenze per cominciare.

Dott. Corrado Randazzo – Seminario Piraino sull’Adolescenza, 30/05/2015
Psicologo e Psicoterapeuta dell’infanzia, dell’adolescenza e della coppia

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